Mai dire mai (adulti)

aa1c247b38c4c9b1f8906dc430481876-678x381.jpg

Contenuto per adulti

 

Alla fine dovevo ammettere che c’era riuscito.

Mai dire mai.

Che lezione mi avevamo dato quei due.

Un po’ forse li invidiavo. No! L’invidia è un sentimento troppo negativo per associarlo a ciò che provavo verso Paolo e Manuela. Forse scavando nei meandri più profondi della psiche, avrei dovuto ammettere che come coppia rappresentavano un modello di riferimento. Ma era in questo desiderio emulativo che emergeva la negatività che una parte di me nutriva nei loro confronti. Probabilmente ero infastidito dalla consapevolezza che non sarei mai riuscito ad essere come loro.

Paolo era un collega di vecchia data. Di Manuela posso dire che è una donna piacente. Più interessante che bella. Ha un fisico invidiabile per i suoi 43 anni; insomma è una di quelle con tutte le cose in ordine, come si usa dire tra uomini. Lavora anche lei nella stessa nostra società, ma in orario di lavoro è raro vederli assieme. Le uniche occasioni i cui si intuisce che sono una coppia è a mensa quando Paolo non è in trasferta o impegnato in riunioni.

Nonostante ciò basta vederli vicini una volta per comprendere la particolarità del loro rapporto.

Presi singolarmente sono due normalissime persone, ma quando uno entra nel campo visivo dell’altro le cose cambiano. Tra loro si percepisce un’ansia, un’urgenza emotiva, una tangibile fame dei sensi. Un’arsura fisica. Sembrano due corpi carichi di elettricità di segno opposto che si attirano inesorabilmente per collassare uno sull’altro.

Ma raccontiamo le cose con ordine.

Io e Paolo andavamo spesso in trasferta assieme e questo ci offriva la possibilità d’intrattenere lunghe conversazioni nelle quali Paolo parlava spesso e volentieri di sesso; argomenti che alla fine necessariamente riguardavano l’intimità dei rapporti con la moglie Manuela.

Divenni così il suo confidente, solo che come tale, alla stregua di un confessore religioso, avrei dovuto mantenere un distacco rispetto alle attività di cui mi parlava. Rimanere al di sopra delle parti e non farmi coinvolgere nei loro “Giochetti”.

Con il sesso di poi, ripensando a quando accaduto rivedo il progredire del loro disegno: postulare assunti comportamentali; creare situazioni a dir poco ambigue; e, ricavare dalle mie reazioni, la dimostrazione delle tesi alla base delle loro scelte di vita.

Insomma un goliardico metodo pseudo-scientifico di auto approvazione e riconoscimento in cui io facevo al tempo stesso sia da cavia sia da giudice.

Come quella volta che fui testimone di un fatto pruriginoso, rispetto alle cose che possono accadere normalmente in un ufficio.

Un giorno fui chiamato per un rendiconto spese da Emma, una collega che lavora nella stessa stanza di Emanuela. Gli uffici dell’amministrazione erano stati ricavati da un grande open space suddiviso in stanze tramite pennellature prefabbricate con ampie superfici vetrate. In ogni ufficio c’erano dalle tre alle quattro postazioni e dall’interno era comunque possibile creare schermature visive rispetto chi transitava nei corridori per messo di apposite tende a lamelle orizzontali.

Quando entrai nella stanza, Emma era occupata la telefono, mentre Manuela e l’altra collega erano davanti ai loro rispettivi PC. Dal tono della conversazione intuii che le cose sarebbero andate per le lunghe; Emma stava parlando di pappe e pannolini con chi a casa accudiva i figli. Per questo quando mi fece segno a gesti di accomodarmi declinai l’invito e gli feci segno che sarei passato dopo. Salutai i presenti e mi avviai alla porta. Nel mentre arrivò Paolo e con fare scherzoso mi disse; “Ciao sempre in mezzo alle donne stai” “Stavo andando via” Risposi: “Ero qui per un rendiconto. Ma Emma è occupata allora passo dopo” e lui aggiunse: “Si anche io sono qui per lo stesso motivo. Comunque aspetto che finisca anche perché vedendoti mi è venuta in mente una cosa che devo subito raccontare a mia moglie. “Che cosa?” chiesi. “Niente, niente, una sorpresa”:

Non riuscii a sapere altro ma immaginai che si trattasse della famosa cena che da tempo cercavamo di organizzare. Mentre uscivo finalmente dalla porta con la coda dell’occhio vidi Manuela che dopo aver confabulato sottovoce con il marito si era diretta verso una delle tendine a lamelle che davano verso il corridoio.

Una volta fuori, infatti, appena girato l’angolo del corridoio, mi ritrovai faccia a faccia con lei che dall’altro lato della vetrata continuava ad armeggiare con una delle tende. Quando mi vide fece segno di restare li; si girò, e tornò alla sua postazione.

Da quella posizione avevo una visione parziale della stanza; vedevo solo di profilo Manuela seduta alla scrivania e Paolo in piedi affianco a lei. Capii che stavano tramando qualcosa; infatti, dopo essersi scambiati un segnale d’intesa, Paolo cominciò a parlare con le altre colleghe attirando su di se l’attenzione, finché sparendo dal mio campo visivo si spostò verso di loro.

A questo punto accade l’insospettabile.

Dato che da quella posizione nessuno tranne me poteva vederla, Manuele ruotò la sedia di 90° mettendosi di fronte a me e mentre Paolo continuava a dare spago alle due colleghe, cominciò l’erotik- test.

Si protese in avanti sedendosi in punta alla sedia. Poi portando una mano al collo la fece scendere giù verso il seno così da renderne visibile il volume comprimendolo sul tessuto della camicetta. Non so cosa avesse sotto ma le forme erano completamente visibili tanto da distinguere la sagoma dei capezzoli ormai durissimi.

Poi all’unisono le gambe si aprivano per accogliere entrambi le mani in basso in un immaginario naturale fine corsa.

Una volta li, artigliando con le dita le pieghe della stoffa, l’orlo della gonna, come un sipario di un teatro, cominciò a salire. Alla fine il tessuto ripiegato su se stesso fu tutto sui fianchi di Manuela.

Invano i miei occhi cercarono le mutandine, non le portava; era lì con la complicità del marito a mostrarmi il più bel fiore del suo giardino.

 

Frastornato tornai nella mia stanza.

Non mi capacitavo della complicità di Paolo al comportamento della moglie e mi irritava essere stato usato ai loro fini. Per non parlare poi del rischio che avevamo corso.

Se si fosse venuto a sapere in giro quello che era successo, nessuno avrebbe creduto alla mia estraneità ai fatti.

Già in azienda circolavano storie di sesso divenute ormai leggende metropolitane. Come il caso dell’improvvida corsa in ospedale per quei due del terzo piano rimasti allacciati a morsa per vie “innaturali” e quello dell’efficientissima segretaria del gran capo sempre disponibile a svolgere attività di supporto dal disotto del piano di lavoro della scrivania.

Fu cosi che quando Paolo tornò in stanza lo aggredii dicendo: “Ma che razza di uomo sei? Eri li a tenere il gioco a tua moglie mentre mi apriva le gambe. Dimmelo! Vuoi che ci faccio sesso davanti a te? Se è di questo che hai bisogno per appagare le tue perversioni, per me non ci sono problemi. Una scopata per far felice un marito consenziente non si nega a nessun cornuto.”

Paolo senza scomporsi di una virgola mi guardò e disse deluso: “Vedo che non hai capito proprio niente. Sei il solito ometto ottuso e bacchettone. Mi dispiace che te la sei presa così, aveva ragione Manuela.” Girò su se stesso e se ne andò lasciandomi li come un cretino.

Gli corsi dietro mentre scendeva le scale: “Adesso mi spieghi. Che vuol dire aveva ragione Manuela?” e lui dal basso di rimando disse: “Non ha importanza ormai. Scusa per l’accaduto. Finiamola qui. Fai finta che non è successo nulla.”

“Come nulla?” gli dissi raggiungendolo sul pianerottolo “Ma ti rendi conto che mi stai dando dell’imbecille quando il torto lo avete fatto Voi a me. E ti permetti pure di trattarmi con sufficienza come se fossi il depositario di Verità assolute che io povero scemo non posso capire”.

“Scusa” mi rispose serio “Ma è proprio cosi. Vedi tu di sesso non ci capisci proprio niente. Parli di cornuti, fedeltà, ma reciti un cliché in cui tu stesso non credi. Mi era sembrato che fossi diverso. Che uscissi fuori dalle logiche convenzionali, invece aveva ragione Manuela a dire che non avresti capito. Da come te la sei presa dimostri l’ipocrisia ottusa di un politico di mezza tacca che di giorno fa petizioni contro la prostituzione e di notte va a trans.”

“E allora secondo te come avrei dovuto reagire?” lo incalzai e lui: ” Be, avresti potuto dirmi se ti è piaciuta” “e Certo che m’è piaciuta” risposi “sono mica di legno. Ma questo che centra. Mi freno è tua moglie”

Riprese il suo argomentare e manco fosse un oracolo disse: “Io e Manuela siamo uniti da un legame fortissimo. Siamo assolutamente fedeli. Ci fidiamo ciecamente uno dell’altro proprio perché il nostro rapporto trascende la fisicità. Il nostro essere coppia non può essere minimamente intaccato da ciò che hai pensato vedendola a gambe aperte. Quella che è la nostra sfera erotico emotiva va oltre ciò che può immaginare la tua banale convenzionalità.

Vedi il fatto che Manuela in accordo con me ti abbia mostrato la propria vagina non significa nulla; altrimenti vorrebbe dire che tutte le donne che la mostrano al proprio ginecologo stanno tradendo. Ma non è questo il punto.

La vera comunione tra due persone nasce dal bisogno di darsi e capirsi. Di condividere desideri speranze fantasie e passioni.”

Mi irritava il suo tono da gran maestro. “Ma che stai dicendo” lo fermai “Te fai tanto il moderno. Vorrei proprio vederti fare il filosofo se tua moglie si scopasse un altro”

E lui sempre ieratico: “Continui ad essere cieco. La monogamia fisica è un limitazione che ci imponiamo noi con le nostre regole sociali pseudo-cristiane. Rifletti sulle morbosità emotive che generano i desideri nascosti vissuti in solitudine. Quelli si che sono tradimenti. Secondo te Federica non conta?” “E mo chi è sta Federica?” chiesi: “Federica, scemo, la mano amica. Quanti uomini che si definiscono fedeli poi soddisfano le proprie fantasie masturbandosi in segreto magari davanti un pornazzo da quattro soldi.

Che siano adulteri consumati o meno la nostra società vive nel segreto l’appagamento di questi normali e naturali desideri; ed è da li che poi nascono i danni emotivi, i turbamenti i sensi di colpa.

E’ normale che un uomo o una donna sposate coltivino fantasie; quello che non è normale è che come coppia non le condividano liberamente decidendo assieme come gestirle al meglio.

Io che amo mia moglie, ci tengo a sapere se ha fantasie sessuali che coinvolgono altre persone e se è il caso, desidero anche contribuire a realizzarle e altrettanto fa lei con me.”

“Ho capito siete scambisti” gli dissi” Vedi, sei prevedibile. Ora siccome ti senti minacciato da fatti che senti veri ma non vuoi affrontare per paura di dover cambiare, ti rifugi nella ricerca di una nomenclatura che ti autorizzi a incasellare il tutto in qualcosa già noto a cui far corrispondere una tranquillizzante convenzione sociale.”

“Che importanza ha se siamo scambisti o meno? No! Non siamo scambisti; almeno nel senso che intendi tu, però sia Io che Manuela abbiamo avuto consenzientemente esperienze extraconiugali.”

“Bella roba” lo interruppi “io non lo avrei mai fatto”

Paolo continuava a parlarmi trattandomi come se fossi un figlio a cui un padre insegna le cose della vita: “Il fatto che Io e Manuela abbiamo soddisfatto i nostri sensi attingendo al piacere che si può avere da rapporti fisici con altre persone non ha minimamente intaccato il nostro rapporto.

Se invece avessimo avuto avventure, ognuno di nascosto, ognuno per proprio conto, questo si che avrebbe creato una divario irreparabile tra noi.

Siamo monogami, viviamo uno per l’altro e proprio l’amore che ci lega ci porta a far si che nessuno dei due neghi all’altro il soddisfacimento delle proprie fantasie erotiche.”

Finalmente un attimo di pausa: “Hai finito?” gli dissi, “E’ inutile che usi i tuoi sofismi intellettuali. Non mi convinci. Ti conosco bene, te saresti capace di dire pure che Gesù è morto di freddo ma a me non mi incanti.”

Scoppio in una risata e poi con tono di sfida mi disse: “Ma dimmi una cosa, ma te sei convinto che nel sesso ciò che ti piace oggi e ti piacerà anche domani?” “Certo” gli risposi e lui di rimando: “Amico le montagne stanno ferme. Gli uomini si muovono; cambiano. Quello che ti piace oggi non è detto che durerà domani. Potresti cambiare gusti e se succede come ti gestisci?

“Certo, ma che centra” risposi “ci sono convinzioni che non cambiano; quando avrò la mia compagna fine dei giochi non andrò a letto con altra donna se non con lei. ” .

“Va be’, questo non lo puoi proprio dire oggi; se mai lo potrai dire dopo anni di matrimonio, ti racconto un aneddoto interessante a tal proposito. Un padre volendo lasciare una sorta di testamento spirituale al figlio un giorno gli disse: “Figlio mio qual’è la pietanza che mangi più volentieri.” e il figlio gli rispose: “la pasta con le alici” “La pasta con alici è molto buona” disse il padre e continuò: “anche tua moglie sarà molto buona quando l’assaggerai; ma se sei costretto a mangiare per tutta la vita pasta e alici, dopo una settimana va a finire che già non ti piace più. Se vuoi che pasta e alici ti piaccia per sempre ricordati ogni tanto di mangiare anche una bella pasta e fagioli.”

Che simpatico bastardo ammisi tra me e me, poi cambiando tono mi disse: “Ma a parte la fedeltà coniugale, adesso sessualmente quali sono i tuoi capisaldi? Ci saranno cose che ti piacciono e cose che non faresti mai.”

“Che razza di discorsi ” gli risposi:” mi piace il sesso etero; tutte le cose che si possono fare con una donna consenziente. Insomma hai capito ho devo farti un disegno?”

“Non andrei mai con un uomo di questo sono sicurissimo. L’idea che il mio pene possa andare a finire in qualche pertugio maschile mi fa inorridire.”

Stavano sopraggiungendo dei colleghi e quindi la conversazione si interruppe. Però Paolo un con sogghigno di soddisfazione mi si avvicino all’orecchio e mi disse: “Attento, mai dire mai”.

 

Dopo quel primo scambio animato di opinioni la situazione non cambiò di molto.

Ognuno rimase arroccato sulle proprie posizioni.

Da parte mia sostenevo che il raggiungimento dell’equilibrio sessuale attraverso esperienze con partners diversi poteva avvenire solo ed unicamente nella condizione di singole. Pertanto chi vuole condurre un tipo di vita del genere deve rimanere scapolo e non sposarsi.

Lui invece, insisteva sul fatto che da sposati o da conviventi non cambia assolutamente nulla.

Secondo Lui era una questione di necessità; di esigenze psicofisiche e queste restano tali per tutta la vita. Anzi forse il bisogno aumenta mano a mano che ci si incanala nella quotidiano della vita di coppia.

E’ inutile nascondere la testa sotto terrà, argomentava, l’erotismo è un continuo divenire di esperienze diverse. Esperienze da vivere con profusione di entusiasmo in ogni fase della vita.

Il modo di rapportarsi con il piacere cambia . Una cosa è il piacere fisico che ti accompagna dalla pubertà fino al completo sviluppo del corpo. Altra cosa la sfera del piacere mentale che ti accompagna dalla tetta di mamma fino al piacere fatto di ricordi e rimembranze alla fine dei tuoi giorni. Questo sviluppo emozionale non può essere imbrigliato in una monogamia fisica, a meno di non decidere di rinunciare a vivere, oppure vivere certe cose nel segreto di mille relazioni adulterine.

Continuava a portare esempi di persone che solo dopo anni e anni di matrimonio erano state in grado di comprendere le loro vere tendenze sessuali vivendo esperienze al di fuori del vincolo coniugale. Uomini e donne etero che non avrebbero mai ammesso a priori, ad esempio, la loro bisessualità.

Al contrario io continuavo a sostenere che ciò che è bianco è bianco e ciò che e nero è nero.

Con il passare dei giorni però, il tenore delle conversazioni si affievolì.

Tutto tornò normale, anche la nostra amicizia.

Eravamo di nuovo i colleghi buontemponi di sempre.

Però qualcosa in realtà era cambiato.

Lo spettacolino offerto da Manuela aveva gettato un seme nella mente. Un seme infido che stava germogliando. Una vocina mi diceva che era ormai una pianta infestante, da estirpare al più presto possibile.

E invece no! Mi gongolavo nel rivivere la scena. Continuavo a fantasticare sessualmente su di Lei con e senza Paolo.

Ora che la rabbia iniziale era passata, speravo in fondo al cuore in un nuovo coinvolgimento nei loro giochi.

Quello che era peggio è che Paolo si accorse subito di questo mio cambiamento, tanto che un giorno fu proprio Lui ad entrare in argomento con obiettivo di alimentare ancora di più la fiamma che ormai mi consumava dentro.

In una delle solite trasferte si riprese a parlare di fantasie erotiche.

Mi raccontò della prima volta che trattarono la questione tra lui e Manuela.

Erano ancora fidanzati e Manuela frequentava un corso di Yoga. La classe era formata da tutte donne. Un giorno l’insegnate, anch’essa donna, intrattenne le allieve con una lezione sulle teorie tantriche. Volendo mostrare alla classe alcune posizioni in coppia, chiese a Manuela di fare la parte della donna mentre Lei avrebbe fatto quella dell’uomo.

Accadde così che Manuela, già emotivamente coinvolta dalla illustrazione teorica delle posizioni, si dovette confrontare con un nuova reazione sensoriale. Mentre eseguiva le posizioni in coppia con l’insegnate provò una emozione del tutto nuova rispetto a quanto provato fino ad allora con un uomo.

Quella notte, per la prima volta in vita sua, sogno di fare all’amore con con la sua insegnate di yoga. Fantasia che la perseguitò per giorni e giorni finché si decise di parlarne a Paolo.

Quello che fecero dopo la dice lunga circa la loro spiccata complicità nello sfruttare i desideri altrui per appagare i propri.

All’epoca non esistevano siti di annunci erotici. Bisognava affidarsi alle occasioni che si presentavano nella vita reale. Fu così che Paolo, intuendo certe tendenze saffiche in una compagna di università, organizzò le cose affinché questa venisse in contatto con Manuela.

Cominciarono a frequentarsi assieme ad altri amici. Poi presero ad uscire in tre.

Un giorno molto caldo con Teresa, così si chiamava l’amica di Paolo, decisero all’ultimo momento di andare a fare un bagno al mare.

Teresa disse subito che non aveva il costume con se, ma Manuela prontamente disse: “non ti preoccupare passiamo a casa e mia e ne prendi uno dei miei.”

Siccome in casa c’erano i genitori, fu normale per i tre amici ritrovarsi in camera di Manuela. La furbetta colse subito l’occasione per spogliarsi davanti all’amica lesbica e godendo appieno della pruriginosità della situazione disse:”Dai mica ti vergogni, ci cambiamo qui così facciamo prima e tu Paolo girati e non sbirciare il culetto di Teresa.”

La trappola era scattata.

Teresa non aveva scampo davanti a quello spettacolo di nudità falsamente innocente.

Manuela consapevole della tempesta ormonale che stava provocando in Teresa, gli si avvicinò e disse: “Dai ti aiuto io”.

Appena si senti le mani di Manuela sulla pelle, Teresa non riuscì più a trattenersi. Emise un gemito profondo come se stesse soffrendo pene atroci.

La natura fece il resto, nella logica di un grave che lanciato verso l’alto va su e poi torna giù. Teresa e Manuela si avvinghiarono uno all’altra avide di desiderio sotto gli occhi di Paolo che non tardò ad unirsi a loro.

 

Sentire Paolo raccontare quelle storie mi turbava e lui, percependo questo stato d’animo, non perdeva occasione per alimentare questa voglia di sapere, mentre io scivolavo sempre più nel torbido piacere dell’ascolto.

Nel suo raccontare c’era un senso di una fame atavica dei sensi. A paragone loro, la mia ricerca del piacere era come una foto in bianco nero.

Le storie narrate da Paolo erano diventate il carburante delle mie fantasie private.

Giorno dopo giorno, cresceva in me la voglia di materializzare quelle immagini in corpi, sapori e odori. Con nessuna donna nella mia vita c’era stata la complicità e l’intesa che intuivo essere tra Paolo e Manuela.

Un giorno con Paolo, ragionavamo sulle nuove potenzialità del cinema nella rappresentazione l’immaginario. Si argomentava sul fatto che lo sviluppo della multimedialità informatica, associata all’uso di computer sempre più potenti, avrebbe reso possibile scene senza più limiti all’espressività umana. Portò ad esempio le animazioni 3d che già oggi simulano, con un buon grado di verosimiglianza, scene reali senza bisogno di attori.

Mi raccontò di aver scaricato da internet un video fantasy su dei gladiatori umanoidi dalle forme bizzarre che combattevano in un’arena speciale. Ai combattenti era somministrata una speciale droga dai potenti effetti afrodisiaci che li costringeva a fare sesso con chiunque capitasse a tiro; vinceva chi riusciva a sfiancare sessualmente l’avversario fino alla morte.

Paolo affermò che il film non era certo un’opera d’arte, ma rendeva l’idea sulle potenzialità della tecnologia impiegata. Poter raccontare una storia muovendo personaggi a proprio piacere come un burattinaio fa con i propri burattini era, argomentava Lui, un po’ sentirsi simile a Dio.

Capii dove voleva andare a parare quando alla fine mi confidò che gli sarebbe piaciuto fare da regista in un film porno con la moglie come protagonista.

Dopo aver spiegato come avrebbe voluto che fossero girate le scene mi disse: “Il problema è a chi far fare il ruolo di protagonista.” Poi mi fissa e dice: ” Te la sentiresti di farlo te?”

“Io”, risposi fintamente sorpreso, “non lo so” indugiai. “Guarda che ho capito che Manuela ti piace,” mi rintuzzo. “Lo ha capito anche lei. Lo sai come la pensiamo. Per noi non sarebbe un tradimento, anzi come coppia sarebbe la realizzazione di qualcosa che desideriamo da tempo; solo che attendevamo la persona giusta.”

Si capiva lontano un miglio che avevo una gran voglia di mettere la mani su Manuela. Così alla fine, dopo aver cincischiato un po’ per salvare la faccia, con finta ritrosia accettai la proposta.

In fondo raccontai a me stesso, rimanevo coerente con le mie idee. Avevo sempre sostenuto nelle nostre conversazioni precedenti che finché si è singole è giusto essere di mente aperta verso nuove esperienze sessuali. Non venivo mica meno alle mie scelte da etero. Eravamo solo un uomo e una donna consenzienti che facevano sesso davanti ad un altro uomo. Un’esperienza che mi avrebbe sicuramente arricchito. Conoscendo il tipo però, per non avere sorprese, mi feci giurare che la cosa sarebbe rimasta circoscritta tra noi tre: io lui e Manuela.

Nei giorni seguenti attesi con impazienza che arrivasse il tanto atteso fatidico momento; finché questi alla fine arrivò.

Fu tutto perfetto. Paolo e Manuela furono dei padroni di casa eccezionali. Mi misero a mio aggio felicissimi dalla mia presenza in casa loro. Passammo qualche minuto piacevolmente in soggiorno a chiacchierare come se niente fosse. Poi Paolo intuendo la mia mancanza di esperienza in situazioni del genere, andò dietro alla moglie, la abbracciò e baciandola sul collo mi disse:” E’ bella Manuela vero”.

Cominciarono quindi ad amoreggiare in piedi davanti a me. Paolo infilò la mano sotto la gonna e, sempre restando alle spalle, le denudò il seno. Poi mi disse: “Vieni avvicinati”. Obbedii mansueto come un agnellino. Il seno di Manuela era incredibilmente sodo, fu un tutt’uno toccarlo e baciarlo. I capezzoli; due chiodi a cui appesi gli ultimi barlumi di razionalità.

Eravamo in piedi in una sorta di sandwich umano di cui Manuela costituiva il più appetitoso dei companatici. Paolo intuì che se fossimo andati avanti così avrei bruciato troppo in fretta la miccia quindi mi disse: “Amico mio siamo qui per girare un film. Andiamo in camera da letto a dare il ciak.”.

Non chiedevo di meglio.

La camera era gia stata preparata a dovere. C’erano tre videocamere fisse su cavalletti rispettivamente a destra a sinistra e ai piedi del letto. Queste avrebbero filmato automaticamente tutto dall’inizio alla fine mentre Paolo avrebbe girato scene supplementari da angolazioni diverse utilizzando una videocamera mobile.

Intanto Manuela era sparita per tornare abbigliata all’occorrenza. Si presentò fasciata da un provocante abito lungo in maglina nera, aperto lateralmente su tutta la lunghezza a formare dalla vita in giù due spacchi vertiginosi. Bastava sciogliere due legacci che andavano da sotto all’ascelle fino ai fianchi perché restasse nuda. Era uno schianto.

Paolo, evidentemente compiaciuto dell’atmosfera creata, accese luci e videocamere pronunciando la frase di rito per dare inizio alle riprese.

Nonostante il forte desiderio era evidente il mio imbarazzo, per fortuna Manuela si rivelò di grande aiuto. Mi prese per mano e mi fece sedere ai piedi del letto. Poi, fatto un passo indietro cominciò a toccarsi con movimenti lenti il collo, il viso, i fianchi. Sembrava sfiorasse delle forme immaginarie come se accarezzasse mimando l’aura del suo corpo sottile. Dai movimenti sempre più intriganti e decisi traspariva la sensazione che quel vestito, cosi leggero e succinto, fosse ora un soffocante ostacolo al respiro dei sensi, una catena da cui liberarsi al più presto. E se ne liberò in un sol colpo scoprendo al di sotto un delizioso completino di lingerie. Un reggiseno nero con una delicatissima fantasia, bordi in nastro di raso rosso e un fiocco al centro delle coppe. Sotto un tanga in coordinato con allacciature rosse sui fianchi.

Mentre Paolo riprendeva tutto inquadrando dettagli ed espressioni, Manuela comincio a scoprire il seno e a torturare di carezze e pizzichi i capezzoli. Poi scese in basso sul pube e ancora più giù. Spostando di lato il tessuto del tanga mise in mostra la perfetta fessura completamente depilata e pronta. L’allargò con le dita mostrando il roseo frutto in tutta la sua bellezza.

Poi girandosi lentamente, si appoggio al comò mostrando un fondoschiena a dir poco stupendo. Lo carezzo con una mano, lo percorse con le dita in tutte le sue forme e pieghe. Alla fine apri con entrambe le mani le due mezze lune rendendo visibile l’intero solco dell’impudicizia: dalla schiena all’ano fino alla vagina. A quel punto qualcosa in me si ruppe. Era una voglia di bocca e di lingua. La raggiunsi, mi inginocchia dietro di lei, le allargai le natiche e cominciai a baciare e leccare con avidità.

Ero eccitatissimo. Manuela, appena sazia delle attenzioni riservate dalla mia lingua alle sue zone ombrose, si tirò su e mi ricondusse verso il letto. Lì prese a baciare ogni centimetro del mio corpo mentre lo denudava. Mi sfilo la camicia, poi slaccio la cinta e tiro giù i calzoni. Ebbi a malapena un attimo per vedere il mio pene completamente eretto che appena fu fuori dai boxer lo vidi scomparire completamente nella sua bocca.

Fu una sensazione meravigliosa sentirsi completamente avvolto e  risucchiato dentro di lei. Era incredibile la facilità con il quale lo mandava giù in fondo alla gola. In realtà, preso dal piacere, non mi ero reso conto che era Paolo a indirizzare le azioni della moglie; sia sul cosa fare che sul come farlo.

Stava quindi recitando? Mi chiesi nei pochi istanti di lucidità in cui riuscivo a mettere in fila due pensieri. Non mi importava. Era troppo il piacere: la complicità, l’intrigo, il gioco, non era solo sesso era la somma di tutto quello che c’era girato intorno nei mesi precedenti.

Alla fine arrivammo al sodo. Entrare dentro il corpo di Manuela fu una sensazione nuova mai provata prima. Come aver cercato qualcosa per tanto tempo e averla al fine trovata.

Muoversi dentro di lei era come una sinfonia in un crescendo fino all’apoteosi.

Riuscivo a mala pena a sentire quello che Paolo diceva. Stava tentando di farmi capire di non venire subito. “ho bisogno di altre scesene” diceva e aggiunse “ora prendila da dietro”.

Riuscii a trattenere l’impeto del coito e a cambiare posizione. Da dietro Manuela era ancora più bella.

Cavalcarla avendo il pieno possesso dei sui fianchi, vedere la sua schiena incurvarsi e il suo seno dondolare riflesso nello specchio dell’armadio, fu davvero qualcosa di eccezionale. Ma quello che più mi eccitava era il suo volto. Non poteva recitare; stava godendo di me e del fatto che il marito fosse li. Percepì una felicità profonda in quella intimità e capii quello che Paolo aveva cercato di spiegarmi con i suoi discorsi.

La cosa andò avanti per un po’ ma mi attendeva ancora qualche sorpresa. Ad un certo punto Manuela prese il mio pene e lo poggio all’imboccatura delle sue viscere. Rimasi fermo per non farle male aspettando che fosse Lei a venire indietro per farlo entrare dentro secondo i suoi tempi. Infatti Lei si mosse dondolando lateralmente per allentare la pressione ma appena fu dentro di un mezzo centimetro, con un gemito di piacere dolore si incuneo all’indietro e lo fece entrare tutto in un solo colpo.

Fu una sensazione unica. Cominciai a muovermi dolcemente dentro il suo retto, ma lei accelerò il ritmo venendomi incontro con dei colpi secchi e decisi. Intuendo che da li a poco sarei venuto, Polo ci disse di non venire dentro. “Dimmi quando ci sei. Deve finire di bocca.” Mi urlò.

Non ne potevo più “ecco ci sono” dissi e mi buttai sul letto supino. Lei pronta si mise su di me a quattro zampe invertendo la posizione con la bocca pronta ad accogliermi ancora un volta dentro se. Alla fine l’ultima cosa che ricordo sono la visione delle sue bellissime natiche mentre un vulcano di lava bollente da dentro me gli esplodeva in bocca.

Finito di girare, facemmo una doccia tutti e tre assieme, poi uscimmo a cena come normalissimi amici. Felici e contenti per i bei momenti appena passati trascorremmo la serata a parlare delle delizie del sesso.

Mi senti in dovere di spiegare l’eccezionalità di questa esperienza Soprattutto quando alla fine avevo avuto quella eiaculazione cosi profonda di sesso orale. A pronunciare questa frase Paolo e Manuela si guardarono e scoppiarono a ridere. Non capendo chiesi “Be’! Che c’è da ridere?” e Paolo rispose allegro: “Niente, niente, è che il sesso orale è sempre stato la nostra specialità della casa” a quel punto mi unii anche io all’ilarità del caso.

A onor del vero questa cronaca e ciò che percepii io di quella serata, ma visto il mio stato di allucinazione sensoriale, non posso essere sicuro su come realmente andarono le cose per questo ero ansioso di rivedere il tutto nel film.

Paolo si prese parecchio tempo per montare le riprese. E infatti, due settimane dopo, ero di nuovo da loro per assistere alla prima della pellicola completa di tutte scene e della colonna sonora.

Giunto a casa di Paolo però, mi accorsi subito che c’era qualcosa di strano nell’aria. Paolo e Manuela continuavano a scambiarsi risolini e segni di intesa.

Alla fine quando fummo tutti e tre comodamente seduti davanti alla TV con DVD pronto Paolo disse: “Senti prima di vedere il film volevo spiegarti meglio la trama. Tratta di due amici che hanno una visione diversa dell’erotismo. Gli ho dato come titolo: Mai dire mai. In somma a fartela breve siamo io e te. Non te la prendere, ma volevo avvisarti che vedrai anche scene che ti riguardano girate a tua insaputa. Se alla fine non ti piacciono prendiamo il film e lo distruggiamo ok?”

Lo sapevo. Lo sapevo. Lo sapevo che alla fine c’era la fregatura, pensai tra me.  Feci buon viso a cattivo sangue e dissi: “Va be’. Vediamo che cosa hai combinato novello Tinto Brass”.

Cominciarono a scorrere le scene. I due disgraziati, non so come, avevano ripreso tutto. La scena di Manuela in ufficio, le conversazioni in trasferta e alla fine l’atto sessuale. A parte la sorpresa per le scene che non sapevo avessero filmato a mia insaputa, fino a lì non vedevo niente di strano e di compromettente. Non riuscivo soprattutto a capire il significato del titolo “Mai dire mai” anche se quella frase era un ritornello che più di una volta Paolo mi aveva suonato.

Ma nelle scene viste non trovavo nulla di sospetto ero io che facevo del gustosissimo sesso con Manuela. Paolo colse questo mio dubbio e mi disse:”Aspetta l’ultima scena e capirai”

Infatti, mandai giù un boccone veramente amaro. Ora capivo finalmente cosa intendesse dire Paolo quando aveva affermato ridendo che il sesso orale era la specialità della casa.

Nell’ultima scena si vedeva bene che a recitare sul quel set non eravamo più in due ma in tre. Oltre me e Manuela s’era aggiunto anche lui e si vedeva chiaramente che godevo da morire mentre Manuela utilizzava il mio pene per dissetare la sete di Paolo.

Cavolo! Avevo fatto sesso orale con un uomo ma quello che era peggio è che mi era pure piaciuto.

Ora il significato del titolo era chiaro.

“Ma si!” dissi ridendo “Mai dire mai”.

 

bisex

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s