Sogni carnevaleschi (adulti)

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I sogni sono materia strana e affascinate.

Sono la somma di sensazioni consce e inconsce in una miscela di reale e immaginario.

Probabilmente l’immagine di te come topina sexy associata al periodo di carnevale ha fatto sì che avessi un sogno tanto “particolare”.

Ho sognato di trovarmi ad una festa di Carnevale e indovina da cosa ero vestito?

Da gatto naturalmente. Ma il fatto scivolante è stato che tra la gente c’era una ragazza vestita da topo cioè da topa, e che topa. A parte una maschera tipo Minni disneyana e un cerchietto fermacapelli da cui spuntavano orecchie di panno, il resto del vestito era un capolavoro d’erotismo: un top di pizzo nero corto in vita, una minigonna mozzafiato, delle calze a rete con tanto di giarrettiera.

Sai com’è, nei sogni tutto è possibile, anche che i timidi diventano audaci. Mi avvicino e gli dico:”Miaoo”.  Di rimando mi fulmina con un occhiataccia, si gira e mi lascia lì come uno scemo.

Sconsolato per l’infelice approccio cerco di distrarmi con gli altri invitati.

Ad ogni modo continuavo a seguirla con lo sguardo da lontano. Ero come ipnotizzato dalla sua coda o meglio da quello che c’era sotto la sua coda.

La coda era fatta di stoffa, una specie di salsicciotto di peluche che sbucava da un foro ricavato sul retro della sua minigonna. Era lunga una sessantina di cm con un diametro di circa 5 cm alla base.

Immaginai che fosse tenuta ferma da una sorta di cinghiaggio tipo tanga di cuoio.

Insomma la guardavo e avevo voglia di lisciarmi in baffi.

Era proprio un sogno. Nella vita reale certe cose non succedono mai….

Nel sogno devo andare in bagno. Fuori dalla porta ti ribecco la mia topolina che impaziente va avanti e indietro.

Evidentemente aveva un problema da risolvere.

Passo oltre ed entro dal lato degli uomini. Cambio l’acqua alle olive, mi lavo le mani e esco.

Lei è ancora lì, piegata in due con un sguardo angosciato.

Gli chiedo:”c’è qualcosa che non va?”.

Lei mi guarda imbarazzata e non risponde.

La sollecito e alla fine dice “speravo che arrivasse qualche ragazza; non c’è la faccio più dammi una mano te dai?” “certo” gli rispondo.

Mi spiega il suo problema.

Doveva andare in bagno e questo lo avevo intuito. Il fatto era che non riusciva a sganciare la cinghia che da sotto all’inguine gli reggeva la coda. Mi chiese allora, se potevo provarci io.

Per farlo ci chiudemmo in bagno in equilibrio tra la necessità di non far esplodere la sua vescica con l’imbarazzo di essere beccati assieme in un posto tanto ameno.

In ogni modo, strettissimi dentro il box del Water-close, ironia della sorte, mi ritrovai con lei piegata a novanta gradi ad armeggiare di mani sotto la sua minigonna tirata su.

Che dire? Mai compito fu più gradito. Appunto è un sogno.

Una volta sganciata la cinghia, lei mi chiese di uscire. Ma proprio in quel mentre, entrò un’altra donna nell’antibagno. Ci guardammo spaventati e rimanemmo entrambi in silenzio sperando che non si accorgesse che eravamo li. L’intrusa, infatti, entrò nell’altro box water-close.

Intanto il tempo passava e lei non ce la faceva più.

Decise allora di fregarsene di me. Si tirò giù le mutandine si sedette sulla tazza e diede sfogo alle sue idrauliche necessità. Notevolmente sollevata cambiò atteggiamento e dopo un’asciugatina veloce con un sorrisetto sornione di chi la sa lunga dice: “Adesso dovresti completare l’opera rimettendomi a posto la coda”.

Mi stavo già chinando per prendere la cinghia che avevo staccato poco prima che lei mi blocca e mi fa: “Non quella, ne voglio un’altra”

Lì per lì non capii, ma bastò poco per intendere, me ne resi conto quando si chinò di nuovo in avanti e china da quella posizione comincio ad umettarsi un dito e ad insinuandolo sotto l’orlo delle mutandine: “Dai mettimi la coda per favore” mi disse.

Si topina mia risposi…..

Quello che avvenne dopo è talmente profondo dal punto di vista dei sensi che ancora oggi faccio fatica a ricostruirlo benchè fosse solo un sogno.

Nonostante il forte desiderio, era evidente l’imbarazzo, per fortuna fu d’aiuto l’atteggiamento deciso di lei. Continuò a toccarsi con movimenti lenti e misurati sempre più intriganti e decisi. La sensazione era che quel costume da topolina, cosi leggero e succinto, fosse un soffocante ostacolo al respiro dei sensi, una catena da cui liberarsi al più presto. Se ne liberò in un sol colpo scoprendo la quintessenza d’equilibrio delle forme tra massa e tondità.

Si girò verso di me e mentre con una mano tormentava le sue intimità dal basso, con l’altra cominciò a scoprire il seno e a torturare di carezze e pizzichi i capezzoli. Poi entrambe le mani si mossero all’unisono dall’alto verso il basso giù sul pube e ancora più giù. Poi si girò di nuovo china in avanti e con il viso schiacciato sulle maioliche del bagno mi mostrò il meglio del suo lato “B”. Spostando di fianco il tessuto del tanga, mise in mostra la perfetta fessura completamente depilata e pronta. L’allargò con le dita esibendo il roseo frutto in tutta la sua bellezza.

Un fondo schiena a dir poco stupendo. Non resistei oltre, lo carezzai a mano aperta, poi lo percorsi con le dita in tutte le sue forme e pieghe. Alla fine aprii con entrambe le mani, le mezze lune rendendo visibile agli occhi ogni desiderio nascosto. L’intero solco dell’impudicizia, dalla schiena all’ano fino alla vagina. A quel punto qualcosa si ruppe. Era una voglia di bocca e di lingua.

Mi inginocchiai dietro di lei e cominciai a baciare e leccare con avidità.

Lei appena sazia delle attenzioni alle sue zone ombrose, mi tirò su e prese posizione con la testa davanti alla patta dei miei calzoni. Aprì la cerniera. Ebbi a malapena un attimo per vedere il pene eretto scomparire, avvolto e risucchiato completamente nella sua bocca. Incredibile la facilità con il quale lo mandava giù in fondo alla gola.

Prima che potessi venire si fermò. Si tirò su per prenderlo da dietro. Agguantò decisa il pene con una mano e lo poggiò all’imboccatura delle viscere.

Intuendo le sue intenzioni, rimasi paralizzato temendo che se avessi affondato l’arma le avrei fatto male. Con quel po’ di lucidità che mi restava mi dissi che forse era meglio aspettare che fosse Lei a a farlo secondo i suoi tempi. Cominciò, infatti, a dondolare lateralmente per allentare la pressione ma appena fu dentro di un mezzo centimetro, con un gemito di piacere dolore si incuneò all’indietro e lo fece entrare in un solo colpo.

Cominciai a muovermi dolcemente dentro il suo retto, ma lei accelerò il ritmo venendomi incontro con dei colpi secchi e decisi. Ad un certo punto urlò: siii mettimi la coda. Che bella coda. Che meravigliosa coda …… e io l’allagai di colla bianca…..

Cavolo che sogno…

 

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